L’illuminazione è qualcosa di molto affascinante per chi si trova già sul cammino. A volte pensiamo all’illuminazione come qualcosa che Buddha o Krishna possono servirci dall’alto su di un d’argento. Ci piace credere che se Cristo scendesse e ci baciasse in fronte allora sì, ci potremmo risvegliare. In realtà, l’illuminazione non ha nulla a che vedere con qualsiasi Maestro e neppure con Dio, unico e onnipotente. E’ semplicemente una questione di cambiamento di prospettiva.
Per avere un assaggio di cosa possa essere la vera illuminazione, dobbiamo riuscire a percepire ciò che siamo ora, in tutta sincerità. Ciò che siamo veramente e ciò che ci capita di vedere mentre ci troviamo in questa realtà tridimensionale sono due cose completamente diverse. Chi noi siamo è chi siamo sempre stati, null’altro che un’aspetto di Dio. Quale individualizzazione di Dio, ognuno di noi possiede tutte le caratteristiche immutabili che attribuiamo a Dio stesso. La nostra vera natura può essere descritta da tutte le parole che utilizzeremmo se volessimo descrivere l’illimitato, onnipotente, onnisciente, amorevole creatore dell’universo.
Ma noi non vediamo noi stessi in questo modo. Mentre guardiamo nella foschia dei nostri limitati sistemi di valori e credenze, assegnamo a noi stessi le caratteristiche di ciò che pensiamo di vedere come vera natura del mondo che ci circonda. E ciò che percepiamo come natura del mondo, lo percepiamo in modo errato. Questo perché abbiamo guardato al nostro mondo con gli occhi delle figure d’autorità che ci hanno allevati, non con gli occhi della visione cosmica.
Sembra che esistano due realtà. Una, teorica per la maggior parte di noi, è quella realtà elevata della coscienza di Dio, quello stato di consapevolezza in cui vivono sicuramente gli esseri illuminati. L’altra, che è il mondo "reale" nudo e crudo in cui viviamo, che è la cosa su cui noi concentriamo la nostra attenzione per il novanta percento del tempo. Molti ricercatori spirituali, ortodossi o meno, credono che la capacità di trasportarci da uno stato di coscienza all’altro sia un potere degli esseri illuminati. Neanche per sogno.
Il piano per la salvezza è semplicemente uno schema secondo il quale gli individui che sono riusciti a farsi un’idea di come funzioni l’enigma condividono le informazioni in loro possesso con chiunque lo desideri. Quindi, i diplomati di questa scuola torneranno occasionalmente per una rimpatriata. Ci racconteranno alcune buone storie su chi noi siamo e quale sia la nostra natura. Ciò che noi poi facciamo con queste informazioni dipende ovviamente da noi.
Questi diplomati di ritorno ci dicono che il naturale stato d’essere in qualsiasi universo è fatto di gioia, beatitudine, zero stress, zero pressione, abbondanza, avventura, emozione, pace e amore. Se questa non fosse la condizione naturale, nessun essere riuscirebbe mai ad avere queste caratteristiche in modo permanente. Se questi stati fossero anormali, allora dovremmo continuare a remare controcorrente anche solo per sentirci in pace: una contraddizione in termini.
D’altro canto, ci si dice che il dolore, la lotta, la pressione, lo stress, la tragedia e i conflitti sono le anormalità dell’universo. Quindi uno deve proprio continuare a remare controcorrente se vuole proprio continuare a vivere nel disagio. Ci dicono che remiamo controcorrente quando difendiamo le nostre convinzioni anche se quelle stesse convinzioni non ci hanno mai resi felici. Ci dicono che se smettiamo di remare controcorrente, la corrente sarà ben lieta di fare un po’ di posto anche per noi nel naturale flusso dell’universo.
Una delle convinzioni errate che generalmente difendiamo è l’idea di essere degli individui separati. Ci si dice che questa è un’idea che dobbiamo lasciar perdere se non intendiamo continuare a giocare una partita "io contro il resto dell’universo". Ognuno di noi è una parte dell’universo. No: ognuno di noi è l’universo. Nessuna entità può raggiungere l’illuminazione da sola, perché "solo" è un’assurdità impossibile in termini di vera realtà.
Sebbene qualsiasi cosa sia possibile nell’universo, le illuminazioni spontanee che accadono a qualcuno sulla via per Damasco, quando la luce arriva e la verità si rivela, generalmente succedono dopo aver lavorato su noi stessi per una quindicina di milioni di anni o giù di lì. Il risveglio non è per niente istantaneo perché viviamo in un sistema evolutivo.
Se tu andassi a far visita a un guru orientale, lui ti direbbe di sederti e di startene zitto, di osservare il tuo respiro per vent’anni e che poi, forse, potrai essere pronto ad imparare qualcosa. In occidente, noi siamo decisamente troppo impazienti per seguire i guru. Piuttosto preferiamo spendere cinquecento dollari per un seminario intensivo di un weekend che ci prometta l’illuminazione istantanea. Ci piace credere di essere in possesso di tutti i requisiti richiesti per il risveglio istantaneo.
Bene, il viaggio di ritorno a casa non è che un guardare nello specchio e vedere che io sono ciò che sono. Ognuno di noi è Dio, Dio unico e onnipotente, e lo è sempre stato fin dall’inizio della creazione, ma deve passare attraverso un processo evolutivo per tornare nel luogo in cui è possibile ricordare quella verità.
In tutta onestà, dobbiamo ammettere che il nostro percorso spirituale non è motivato dal fatto che amiamo Dio o che vogliamo spostarci verso la luce. In verità, a noi non interessa niente di questo: noi vogliamo solo azzerare la pressione! Vogliamo che finiscano il dolore e il tormento e e questa è l’unica motivazione che ci spinge alla ricerca. Non pensiamo "beh, allora non sono poi molto spirituale…". Questo è semplicemente il modo in cui il sistema è stato creato per funzionare.
L’universo ha sempre capito che cosa motiva il genere umano. Invece che giudicarci, approfitta semplicemente della natura umana per ricondurci a Dio. L’universo sapeva bene che il nostro altruismo non è poi grande. Il piano di salvezza non solo è perfetto, ma è anche eccezionalmente pratico. Chiunque cerchi di comprendere la verità per porre fine alla propria povertà o guarire la propria malattia, finirà per trovare Dio. L’universo non si aspetta altro che noi chiudiamo con la sofferenza. Poi, una mattina, ci svegliamo e scopriamo di aver ricordato il nostro illimitato stato d’essere naturale.
Raggiungere l’illuminazione è un processo identico a quello che abbiamo seguito per perderla. Tutti abbiamo cominciato come perfetti pezzetti di Dio. Poi, essendo esploratori, abbiamo cominciato a sperimentare stati diversi di perfezione. Abbiamo provato la limitazione delle dimensioni. La limitazione è affascinante e divertente. Molti amano farsi strada tra i rovi. Il punto che dobbiamo ricordare è che, da qualche parte lungo la strada, abbiamo volontariamente lasciato che i nostri sistemi di valori e la nostra percezione diventassero limitati. Non è qualcosa che abbiamo subìto. E’ qualcosa che abbiamo fatto da noi. Il nostro libero arbitrio non è mai stato violato. Non siamo mai stati trascinati via scalciando e urlando da uno stato di infinita consapevolezza ad uno stato di limitazione. E, siccome il nostro libero arbitrio non può mai essere violato, ora dobbiamo usare la stessa abilità per fare le scelte giuste e per scegliere con quali occhi guardare per riguadagnarci l’illuminazione. L’espiazione non avviene mai per interposta persona.
Questa Terra è stata creata da entità che hanno viaggiato nell’universo da esploratori. Siamo tutti avventurieri. L’intera storia dell’umanità è tutta un’esplorazione di nuove terre, nuovi continenti, la luna in cielo e le profondità del mare. Ed è lo stesso per gli altri abitanti dell’universo. I fondatori di questa scuola scelgono di esplorare tutti i regni della realtà che possono anche solo pensare di creare, e li creano nel momento in cui li visualizzano. Quando parti dal tutto, c’è una sola direzione da seguire. Quello è stato l’inizio del nostro processo di discesa, riferito nella Bibbia con il termine generico di "caduta".
Gli esseri illimitati che erano abituati a vivere in un numero infinito di dimensioni hanno detto "qui ci annoiamo. Proviamo la realtà a cento dimensioni… Oh, qui sì che è divertente, però anche questa annoia, alla lunga. Torniamo alla luce… Adesso andiamo a provare la realtà a mille dimensioni, quella sarà certo limitata. Mi raccomando, poi, dobbiamo uscirne però. Che sfida! Qui è tutto così denso che ci sono perfino i colori. E’ magico, ma adesso sono pronto a tornarmene alla luce… Ok, andiamo nella realtà a tre dimensioni nel prossimo viaggio! Le tre dimensioni sono così limitate che è quasi come non esistere! Wow, esisto a mala pena! Oh Dio, è così limitata che è tutto solido, qui. Non avevamo mai provato la solidità, prima d’ora. Giochiamo? Io sono una capra. Io un albero. Io un arcangelo. E’ bellissimo qui, però torniamo a… cosa? Cosa dove? Non mi ricordo più. Dov’è la finestra. E la porta? Oh dio, siamo in trappola!"
Arriva un punto in cui la luce si è abbassata al punto di non sappiamo più ritrovare la strada di casa. Allora ci diciamo: "So che c’è una porta da qualche parte, andiamo a vedere." Così diventiamo dei ricercatori. Eravamo conoscitori, adesso siamo ricercatori. E i nostri amici che vivevano ancora nella luce dicevano "Ehi, ragazzi siete ancora là? Ok, allora ci inventeremo un piano di salvataggio per riportarvi a casa." A Questo noi rispondiamo: "Non diteci che cosa siamo tenuti a fare. Noi abbiamo il libero arbitrio!" Esasperati, loro rispondono: "Ok, non violeremo il vostro libero arbitrio. Vi lasceremo soffrire per quanto tempo vorrete, ma quando sarete pronti, vi manderemo qualcuno che conoce la strada per poterlo seguire. Non vi trascineremo. Sarete voi a scegliere di seguirlo".
Ogni volta che qualcuno è venuto qui per mostrarci la porta, ne abbiamo fatto un redentore. Lo abbiamo chiamato messia. In realtà, quelli erano semplicemente Giuseppe o Giovanna che sono venuti giù a darci una mano a trovare la porta. Il piano di salvataggio non è nulla di "divino", è solo buon senso. Non è nient’altro che persone che aiutano altre persone che si trovano talmente al buio da non riuscire più a vedere la luce.
Come prevede il piano, all’inizio di ogni era astrologica, sulla terra è sempre apparso un Maestro per portare la semplice verità, e la verità è sempre semplice, e ristabilirla nel linguaggio del giorno piuttosto che nel linguaggio del passato. Questi maestri mettono giù le linee guida di ogni nuova era. Quando gli insegnamenti sono stati trasmessi la prima volta non erano altro che buon senso spirituale della migliore qualità. Che fosse un Buddha o un Abramo o un Maometto, tutti dicevano qualcosa che avrebbe chiarito e semplificato il dogma dell’epoca. Con il tempo, gli insegnanti furono deificati ed i loro studenti non riuscirono più a relazionarsi con loro. Con la deificazione degli insegnanti, gli insegnamenti furono alterati. Con il passare del tempo, gli insegnamenti spirituali cominciarono a comprendere le interpretazioni e le opinioni dei "preti". E il dogma ebbe la meglio.
Ci sono sempre stati due tipi di insegnanti sul pianeta: i preti e i profeti. I profeti portano la loro grande visione alla gente attraverso il loro intuitivo sintonizzarsi con lo spirito. I preti prendono le parole dei profeti, le rendono sacre e dicono, quindi, a tutti come si deve vivere. Ci dicono di avere grande reverenza per il Maestro e di idolatrare gli insegnanti. Fanno di Gesù una divinità e di Buddha un dio, che li fa sembrare qualcosa che non saranno mai. I veri maestri non hanno mai voluto essere su nessun piedistallo. Lo stesso Gesù passò gran parte del suo tempo a dire: "Io non sono il vostro re, sono vostro fratello!" e i preti gli hanno girato le spalle ed hanno fatto di lui un dio. In qualità di studenti spirituali, abbiamo tutti sentito dire che dovremmo avere un senso di grande riverenza rispetto alla gerarchia, il logo solare e i regni angelici. Li mettiamo in un santuario o sui nostri altari e li adoriamo. Ma la nostra guida non viene dai templi, viene da dentro di noi.
Per lo studente spirituale impegnato, il tempo dei preti è finito. Presto finirà anche il tempo delle voci profetiche separate dalla voce della nostra interiorità. Quelle voci esterne potevano essere appropriate nelle epoche in cui gli individui non avevano un collegamento concreto con la propria guida. Quando la gente non aveva una chiara visione dall’interno, aveva bisogno che gli insegnanti dicessero "se non vuoi fare altri diecimila giri intorno alla ruota, devi seguire questa strada".
I percorsi sono estremamente utili per gli studenti i cui sé intuitivi non siano stati ancora completamente sviluppati. Tuttavia, essendo un percorso una strada nata dall’idea di qualcun altro di ciò che ci serve per arrivare a casa, arriva un momento in cui dobbiamo per forza deviare dal sentiero. Alla fine, l’unico sentiero che sarà rapido per noi sarà quello che ci viene comunicato dalla nostra voce interiore.
E qui si richiede discrezione. Evitiamo i giudizi (errori di percezione) sul fatto che quacun altro sia o meno sulla strada giusta. Stiamo parlando di accelerare il nostro viaggio verso la gioia, non di ciò di cui altri hanno bisogno. Ognuno sceglie per se stesso.
Noi, in qualità di insegnanti in fase addestramento, attraversiamo una fase sperimentale, di prove ed errori se vogliamo, per acquistare fiducia nella nostra guida interiore. Mettiamo alla prova la nostra voce interiore. A volte pensiamo che la voce interiore di Dio sia la voce interiore dell’ego e la allontaniamo. Va bene lo stesso. Possiamo riprovare ancora e, se proprio ci serve, possiamo tornare da un guru che sta fuori di noi per chiedere consiglio.
Come deviamo dalla dipendenza da guru, maestri e perfino genitori, possiamo rimanere collegati a loro comunque, se ci piace. Però, cambierà il modo in cui li vediamo. Li facciamo scendere dai nostri piedistalli e li facciamo accomodare su di una sedia alla nostra scrivania mentale in qualità di consulenti.
Molto di ciò che stiamo discutendo qui è solo una questione di semantica. Abbiamo creduto che vi fossero degli insegnanti al di fuori di noi e che la conoscenza fosse al di fuori di noi. Per questo ci siamo abituati a cercare la saggezza in ciò che sta al di fuori di noi. Per l’universo questo può anche andar bene. L’universo ci insegna mediante il nostro sistema di valori ed opinioni. Ma sappiamo anche che l’unica cosa che possiamo vedere al di fuori di noi e quella che è già parte di noi. Ciò che vediamo come realtà non è che uno specchio. Qui stiamo solo cercando di usare dei trucchetti per ricordarci che "io sono la saggezza che cerco". Illuminarsi è ricordare.
Esistono molti tipi di guru. Il guru può essere una persona (vivente o meno), un libro, una filosofia o una tradizione. Qualsiasi cosa esso sia, presenta due aspetti. Contiene alcuni elementi di verità ed alcuni elementi di distorsione umana. Perciò, che il tuo guru sia Gesù, la Bibbia, Un Corso in Miracoli, la Bagavid Gita, la tradizione dei nativi americani, la natura, gli insegnamenti delle scuole dei misteri o un canalizzatore moderno di saggezza antica, non prenderli troppo sul serio. Se riconosci alle parole testuali, o ai rituali, del guru più valore di quanto ne ricosca alle tue intuizioni e rivelazioni interiori, dovrai affrontare un viaggio lungo, lento e forse stressante. Non c’è nulla di "sacro". Ogni cosa non è nulla di pìù di quel che è.
Se, a questo punto del tuo sviluppo umano, i percorsi, i guru e gli insegnamenti non fossero mai stati inventati, non importarebbe un gran ché. L’universo si inventerebbe un nuovo trucchetto per far sì che tu scopra la tua vera natura. E lo farebbe senza violare il libero arbitrio.
Che noi vediamo noi stessi come pellegrini in cammino, ex-pellegrini in cammino o osservatori di pellegrini in cammino, è comunque utile per il nostro addestramento di insegnanti spirituali esplorare i percorsi da cui ci siamo evoluti nella condizione umana. Una delle prime cose che i ricercatori imparano lungo il loro cammino è che siamo tutti relazionati all’umanità intera. Questo altera la propria visione della realtà in modo drastico. Partendo da questa comprensione, gli studenti spirituali sviluppano, prima o poi, un particolare senso del proprio scopo. La nostra missione, il nostro percorso, mano a mano che questo diviene lentamente evidente, sembra essere quello di servire le altre persone.
Il guru che sta a capo di quasi ogni cammino a volte suggerisce, o implica, quale sia il metodo di servizio appropriato. Tuttavia, continuando ad aprirci e sperimentare il nostro collegamento interiore con il cosmo, ci si rivela la nostra unica forma di servizio all’umanità. Più ci evolviamo, più riconosciamo che tutti noi abbiamo generalmente lo stesso obbiettivo. La nostra unicità sta in come noi sosteniamo l’implementazione della pace e della comprensione sulla Terra. Una persona lo fa in qualità di programmatore di computer, un’altra in qualità di postino. Letteralmente, non esistono due percorsi di servizio uguali, sebbene l’obbiettivo di ogni percorso sia quello di manifestare l’unità con Dio.
Da qualche parte vicino alla fine del nostro viaggio attraverso spazio e tempo, l’umanità in risveglio scopre poi di non essere affatto relazionata agli altri, bensì di essere gli altri. Ogni persona, indipendentemente dal suo grado di consapevolezza, è un aspetto di Dio. Ogni persona possiede tutti gli attributi e le caratteristiche di Dio. L’obbiettivo dello studente, nel suo risveglio, si sposta dall’aggiustare gli altri o le situazioni che sembrano errate al divenire un esempio vivente del potere di guarigione ed amore del principio divino. Quando gli individui funzionano a partire da un senso di separazione rispetto agli altri, associano il fare qualcosa per se stessi con l’idea di presunzione. Ma quando, invece, funzionano a partire dalla consapevolezza, comprendono che non esiste altro che non sia una sola mente, un solo cuore ed una sola anima in tutti gli universi. Quindi, servire se stessi è servire quel che c’è da servire. Non solo noi tutti meritiamo tante cose meravigliose nella nostra vita, ma dobbiamo anche imparare che la prosperità, la perfetta salute e la pace interiore sono lo stato naturale dell’essere. Non puoi dare ciò che non possiedi.
Tutti i percorsi finiscono all’inizio. Tutti i percorsi finiscono quando il discepolo ha l’audacia di dire "parlo con Dio, sono Dio!".
La Bibbia può essere vista come un percorso, un percorso che ognuno di noi ha già seguito per secoli. Comincia con il concetto puramente karmico di "occhio per occhio dente per dente". A questo punto, Mosé (che rappresenta una persona che comprende la legge cosmica) cerca di guidare i figli di Israele (i ricercatori) fuori dal deserto (la vita dello stress). Dopo molte generazioni vissute in guerra (guidate dagli intellettuali), si fa avanti un Maestro. Il Maestro descrive la verità attraverso parabole (che ognuno deve interpretare nel contesto della propria realtà soggettiva). Poi passano molti anni di interpretazione delle parole del Maestro secondo le lettere delle varie chiese (che rappresentano il nostro processo interiore di tentare di riconciliare la nuova "verità" che abbiamo ricordato con le nostre vecchie e stantìe istituzioni interne, ossia abitudini e credenze). La Bibbia non è, come non lo sono le altre guide spirituali, un libro che parla di eventi esterni o di filosofie. E’ una metafora del nostro processo personale interiore. Nulla esiste al di fuori di noi stessi.
L’ultimo libro della Bibbia è il libro dell’Apocalisse. In questo libro, le rivelazioni arrivano al ricercatore direttamente. Dopo l’Apocalisse, non esiste altro libro. Una volta raggiunto questo punto nel nostro sviluppo, sappiamo che "là fuori" non esistono altre risposte. La risposte devono ora esserci rivelate internamente. L’evoluzione dell’anima non finisce qui, qui finisce solo il libro.
L’iniziazione del Maestro significa l’abbandono di ogni stampella spirituale per compiere la propria dimostrazione, basandosi strettamente sulla propria guida interiore. Questo può essere un passo temibile. Ci si è riferiti a questo passo come alla "buia notte dell’anima". Gesù rivelò la propria personale lotta in questa fase quando gridò: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".
Quando una persona raggiunge quel livello critico della fiducia in cui si sposta dal prendere decisioni in base agli input che gli vengono dalle figure d’autorità, o da altri guru, al basarsi sulla propria guida interiore, per quanto duro possa essere, si trova già sulla via verso la liberazione. E questo è un altro paradosso, perché ti liberi in quanto individuo solo quando scopri di non essere separato da nulla e da nessuno.
E’ tempo di riconoscere e rispettare il nostro proprio percorso di esperienza individuale. In effetti, esistono tanti piani di salvezza quanti sono gli esseri umani perché la realtà è soggettiva e unica. Nessuno ha mai provato quello che una qualsiasi altra persona ha provato. Nessuno sa fare ciò che tu sai fare e nessuno può essere ciò che tu sei. Non puoi seguire un percorso che non sia in armonia con chi tu sei. Qualsiasi cosa tu scelga va bene per l’universo. Qualunque sia il tuo obbiettivo, esso ti porterà a casa. Se intendi salvare il pianeta, guarirai te stesso. Se vuoi guarire te stesso, finirai per salvare il pianeta. E’ un sistema perfetto.
Quando cominciamo a vedere la vita come una serie di paradossi, ci troviamo sulla via che conduce alla visione del quadro totale. A noi occidentali non servono gli avatar perché nessuno di noi crederebbe loro. Se Sai Baba stesso entrasse nel nostro ufficio e cominciasse a parlare, con ogni probabilità, i nostri colleghi non ne ricaverebbero nulla di positivo. Se intendiamo insegnare nel mondo occidentale, dobbiamo comprendere la mente occidentale che richiede che un insegnante sembri intelligente. A questo scopo, è molto appropriato leggere molti libri ed imparare a memoria interi vocabolari in modo tale da dare l’impressione di essere ben preparati. In realtà, però, dai libri non impariamo niente. I libri non fanno altro che stimolare il ricordo di ciò che è sempre stato dentro di noi. Se si trattasse veramente di informazioni nuove, ci vorrebbero diecimila vite per capirle.
Non esiste alcun modo possibile per imparare la verità spirituale in un mese di letture, se questi concetti sono per noi nuovi. La facilità con cui assorbiamo i "nuovi" concetti è la prova assoluta che l’unica cosa che dobbiamo fare è ricollegarci alle informazioni a cui abbiamo temporaneamente perso l’accesso. Ogni comprensione a cui una persona giunge è sempre intuitiva. Se le parole facessero capire la verità alla gente, tutti otterrebbero la stessa comprensione da uno stesso discorso spirituale. Ma non ci sono due persone che capiscano lo stesso concetto nello stesso modo. Il risveglio è il processo del ricordare ciò che sapevamo un milione d’anni fa’, o prima ancora che il tempo cominciasse. Quindi, un altro paradosso è che, mentre la sola comprensione a cui mai arriveremo ci giunge dall’interno, non potremmo mai arrivarci senza i libri, le cassette, i tramonti e la musica che ci fanno da continuo monito, mentre ce ne stiamo immersi nel mare telepatico.
Una delle affermazioni che possiamo incontrare tra i milioni di affermazioni di verità si chiama Un Corso in Miracoli. Per chi, nel mondo occidentale, ha una programmazione occidentale in cui l’intelletto e la tecnologia la fanno da padroni, credo che Un Corso in Miracoli sia la migliore guida moderna che esista in forma scritta per riportarci a casa. Un Corso in Miracoli ci dice che il luogo in cui vogliamo andare è la pace interiore e che qualsiasi altra cosa noi abbiamo mai cercato non rappresenta altro che un ritardo nella guarigione e nel raggiungimento della felicità. La mente umana è stata programmata per chiedere pace, felicità e gioia ma contemporaneamente se ne va in giro a comprare case e macchine che creeranno pagamenti, debiti e stress. Noi tutti abbiamo la tendenza a correre dietro a cose che non vogliamo, pensando che ci porteranno ciò che realmente vogliamo. La nostra programmazione ci ha sempre detto di cercare la felicità e di non trovarla mai.
Il Corso ci dice che i passi intermedi che seguiamo non ci soddisferanno mai. Il messaggio di tutti i tre libri del Corso può essere riassunto in un’affermazione: in ogni momento del giorno, usa il potere della tua volontà per scegliere la pace. Se riuscirai a farlo, tornerai a casa libero. Anche i grandi Maestri ci hanno detto di andare direttamente a Dio. Ci dicono di non passare dal "Via!" e di non ritirare neanche le diecimila lire, ma di andarci direttamente. Ma a noi piace giocare le nostre scommesse. Non vogliamo ancora abbandonare i saggi Maestri della terra. Pensiamo che sia un passo troppo grande andare direttamente a Dio, e allora proviamo invece ad abbracciare solo un pezzettino di coscienza cosmica per volta.
Un Corso in Miracoli non è un libro di teologia. I teologi discutono sulla semantica e sul significato di Dio. Creano università che seguono un approccio alla spiritualità guidato dall’emisfero sinistro. Non sanno che si può discutere all’infinito senza trovare una risposta. Qualsiasi discussione o dibattito non è altro che insistere sul fatto che una persona deve aver ragione e cerca di convincere il suo avversario della correttezza del suo punto di vista oppure che cerca di scoprire la verità in modo tale da poter sostenere la sua prospettiva. I teologi cercano di aver ragione. Cerchiamo, invece, uno stato di coscienza cosmica e smettiamo di cercare di usare le parole per provare agli altri di avere un valore. Non possiamo aver ragione ed essere felici allo stesso tempo. Ogni volta che scegliamo di giocare il gioco secondo le regole dell’amore, ne deriveranno crescita e comprensione.
Il Corso cerca di prepararci ad un modo di pensare che è contrario al modo di pensare del mondo. Come disse Einstein "un problema non può essere risolto dalla coscienza che lo ha creato". Dobbiamo essere pronti a farci togliere i pensieri e le credenze attuali a favore di altri che funzionano. Il Corso è schietto. Va diritto al cuore della questione, nel modo più rapido possibile. Viene rifiutato dalle persone che non sono arrivate ad essere abbastanza frustrate dall’approccio analitico alla vita da voler tentare un nuovo approccio.
Alcune persone non arrivano oltre la pagina dell’indice, senza che le loro menti analitiche si sentano offese. Se ciò che si legge è vero, la loro educazione ed il loro personale codice di vita sono da buttare alle ortiche. L’indice del libro degli esercizi comincia così:
Nulla di ciò che vedo... ha alcun significato.
Io ho dato a tutto ciò che vedo... tutto il significato che ha per me.
Non comprendo nulla di ciò che vedo...
Questi pensieri non hanno nessun significato...
Non sono mai turbato per il motivo che credo io.
Altri titoli di esercizi sono:
Non percepisco ciò che è meglio per me.
Non comprendo lo scopo delle cose.
Non sono la vittima del mondo che vedo.
Io ho fatto il mondo che vedo.
Non c’è nulla di cui avere paura.
Ho diritto ai miracoli
La volontà di Dio è la mia felicità perfetta.
La mia salvezza si trova nella mia assenza di difese.
Noi del mondo occidentale siamo stati accuratamente educati a credere di essere responsabili del vigilare e discernere riguardo il mondo, che viene fondamentalmente considerato ostile. Ci è stato insegnato ad analizzare ogni situazione per trovare il modo giusto di procedere. Siamo prudenti. Siamo prudenti nella relazioni. Siamo prudenti in politica. Siamo prudenti rispetto alle altre nazioni. Siamo prudenti nel dare potere agli affamati. Il nostro addestramento è stato appropriato, se la premessa fondamentale dell’educazione occidentale è vera: siamo tutti separati.
Pensa, per un attimo, a cosa direbbero i tuoi professori di storia o di economia se leggessero alcune delle affermazioni qui sopra. Direbbero che, ovviamente, ogni mente razionale saprebbe che, nel caso di intervento militare straniero, l’affermazione "la mia salvezza si trova nella mia assenza di difese" è semplicemente falsa.
Che tipo di educazione riceveremmo se "nulla di ciò che vedo ha alcun significato" fosse un’affermazione reale. Neanche le quotazioni di borsa? Neanche quelle orribili immagini del telegiornale?
Per saltare fuori dalla ruota del karma, è necessario un ribaltamento nel nostro processo cognitivo. Il pensare del mondo è un pensare karmico. Ricrea i vecchi modelli uno dopo l’altro, per sempre, se ciò fosse necessario. L’unico modo per ricavare qualcosa dal Corso è mettere da parte il giudizio su ciò che stiamo leggendo (penso, tra l’altro, che le figure d’autorità ci abbiano già detto di prepararci al lavaggio del cervello). La via del mondo non funziona, per cui perché non rischiare dando fiducia all’idea che l’universo sia dalla nostra parte e che non ci sia il rischio che ci porti alla deriva?
Scusa, ma non resisto. Devo aggiungere un altro paio di "corsismi".
Preferisci essere nel giusto o felice? Non puoi essere entrambi.
L’analisi è dell’ego.
Tutto accade nel tuo migliore interesse.
La fiducia potrebbe ora risolvere ogni problema.
Tutti i percorsi, tutte le discipline di tutte le culture di tutte le epoche, di tutti i tempi, portano ad un semplice luogo: la felicità. La felicità cura ogni malattia, ferma ogni guerra. Aggiusta ogni cosa. Il Corso sottolinea che la felicità è una nostra scelta. Non esistono vittime per chi comprende il quadro generale. Le figure d’autorità ci insegnano, tuttavia, che le sole cose reali sono quelle che noi percepiamo con i cinque sensi, che la vittimizzazione è molto reale e che deve essere conquistata prima che la felicità possa essere raggiunta. E qui sta il punto: dobbiamo scegliere tra il credere alle più alte menti del pianeta o ai grandi Maestri. E’ un bivio. Non si può essere parzialmente illuminati, non più di quanto una donna possa essere parzialmente incinta. Quante migliaia di pagine dovranno ancora leggere gli esseri umani prima di capire che l’illuminazione non si impara né si raggiunge attraverso il comportamento razionale.
Cosa succederebbe se tutti noi ora dicessimo "Non aspetterò più di imparare un’altra cosa o di leggere un altro libro prima di essere felice"? Abbiamo una sola scelta da fare. Credere alle figure d’autorità e rimanere nella ruota del karma o rassegnare le dimissioni. Fammi un piacere, prova: vai dove ti pare, ma fai in modo di essere solo, prendi fiato e grida "mi ritiro!". Sentirai un grande senso di sollievo, almeno fino al momento in cui comincerai ad analizzare quel che i tuoi amici penseranno di te perché hai smesso di lottare. La felicità è una scelta che facciamo dentro di noi.
Perché non abbiamo tutti tutto ciò che desideriamo? Perché passiamo la vita a pensare che una volta che ce l’avremo fatta avremo ciò che vogliamo? Nessuna ce la fa mai in questo modo. Oggi, la maggioranza della gente sul pianeta non è ancora pronta a seguire l’intero processo di risveglio, perché le limitazioni sono state i suoi compagni di vita fin dall’infanzia. La gente non vuole lasciar andare i vecchi schemi e le vecchie credenze. Quindi, ogni volta che il loro netto rifiuto al cambiamento appare ovvio all’amorevole universo, esso li registra in uscita e poi ancora in entrata per ricominciare tutto da capo. Le persone che non capiscono come funziona il sistema chiamano questo "tragedia", ma di tragico non c’è proprio nulla. Si tratta invece di amore e vera compassione che vengono a sostenere una persona che lascia qualcosa di brutto per dargli un’altra spinta.
Abbiamo spesso paura di perderci qualche grande insegnamento di qualche grande guru. Ma ora che abbiamo smesso di cercare un significato intellettuale nelle loro parole e abbiamo deciso semplicemente di sentire il messaggio del loro cuore, ci accorgiamo che tutti hanno detto la stessa cosa. Puoi andare a sederti ai piedi di Sai Baba per i prossimi sei mesi e lui ti dirà una sola cosa: "sii amore". La gente va fino in India e si siede a migliaia ad aspettare che questo avatar si affacci e dica qualcosa di nuovo e lui arriva e dice "sii amore". Sulla stessa strada c’è Mer Baba, un altro avatar, e la gente arriva a fiumi a vedere anche lui. Per tutto il tempo della sua incarnazione sul pianeta, ha detto alla gente una sola cosa: "sii felice". Quest’uomo non ha mai detto altro. La spiritualità è così semplice! Qualsiasi insegnamento suoni complicato è dell’ego. Lo spirito è il colmo della semplicità.
La gente spesso chiede "come posso capire se la mia voce interiore è dell’ego o dello spirito?". L’ego ama la complessità e gli intrighi. Lo spirito funziona al di fuori del regno tridimensionale di spazio e tempo. La voce dello spirito è sempre dolce, senza spinte, senza pressioni. Per lo spirito il tempo non esiste per cui tu non puoi mai essere in ritardo. Per lo spirito non possono esserci situazioni irreversibili, per cui niente importa poi così tanto. Lo spirito dice "Pace. Stai comodo, ricordati che sei Dio".
Se potessi vedere quello che hai fatto negli ultimi dieci milioni di anni, capiresti di aver già fatto tutto quanto è richiesto in questa scuola per raggiungere l’illuminazione. Ti sei fatto le tue vite in Egitto e in Grecia e sei anche passato per la stregoneria e la magia. Questa non è la vita in cui rifare tutto da capo. Prendi tutto quello che hai imparato ed applicalo per liberare il tuo essere questa volta, piuttosto che impararlo tutto di nuovo. Questa è la vita in cui la Nike ha ben ragione di dire "Just do it!".
Non startene lì ad aspettare di leggere un altro libro o di ascoltare un altro discorso o di sederti ai piedi di altro guru prima di essere felice. In questa fase della tua evoluzione, questo rappresenterebbe un altro ritardo alla tua gioia. Vai avanti e leggi libri di esoterismo e vai in India, se vuoi. Prima, però, scegli la pace e fai dell’esplorazione una parte della danza della tua vita. La pace non si trova al di fuori di noi.
Ricordati che l’universo è dalla tua parte e che, in ogni momento, cospira per aiutare il tuo risveglio e portarti alla felicità. Ciò significa che, in questo preciso momento ti trovi nella situazione ideale per imparare a risvegliarti. Non potrebbe esistere un posto più perfetto per te, in questo momento, di quello in cui ti trovi. Dove sia il tuo posto perfetto a due momenti da qui dipente da te e dalle tue guide interiori.
Sai Baba non ha bisogno che tu vada a sederti ai suoi piedi. E’ già straprenotato. Lui ha bisogno che tu sia leale a te stesso e ceh tu viva secondo il tuo cuore per essere Maestro quanto lui.
L’unica cosa che rimane ora è semplicemente svegliarsi! Dichiara in questo istante di poter uscire dalla porta ed essere felice per sempre. Nessuna persona, chiesa o libro può più cambiarti, ora. L’universo ti ama così tanto che ogni volta che vai a cercare una risposta al di fuori di te, troverai frustrazione. Sei nella terra di nessuno. Non puoi tornare indietro perché non c’è nessun guru sul pianeta che ti prenderebbe come studente. Come amico, forse.
L’intero piano di salvezza è una questione di dare e ricevere insegnamenti da chi sta ad un pelo dalla tua comprensione. Noi possiamo capire solo chi sta nel gradino vicino al nostro e viceversa. Questo vale sia per chi è nel corpo che per chi non lo è. Ogni persona attrarrà a sé chi è in grado di comprenderla. Non sarebbe affatto utile se un essere illuminato si presentasse nel salotto di un cittadino medio per tenere un discorso. Pinco Pallino non avrebbe idea di che cosa significhi una cosa del genere.
La maggior parte di noi ha bisogno di un insegnante coi piedi per terra, con cui potersi relazionare, qualcuno che ha dovuto pagare le bollette del gas, che ha avuto problemi di lavoro e qualcuno con cui discutere. Nel mondo pratico dell’aiutarsi l’un l’altro nelle varie sfide, abbiamo finalmente scoperto che i migliori terapeuti della disintossicazione sono gli ex-tossicomani. I leader del movimento della Anonima Alcolisti sono ex-alcolisti. E’ così che funziona qui. L’addestramento che ogni persona riceve passando attraverso alla propria spazzatura li qualifica come efficaci ascoltatori e guaritori (se la guarigione è necessaria). La terapia spirituale funziona nella stesso modo. Gli studenti spirituali tendono a seguire gli insegnanti che sono venuti sul pianeta con un bel carico di spazzatura e che sono riusciti in qualche modo a lasciarsi andare e seguire la propria trasformazione personale.
Ora dipende da ogni individuo se il resto del pianeta verrà o meno trasformato. Alcuni di voi potrebbero pensare "Cosa devo fare? Qual è il programma? Datemi un ordine del giorno!". La verità della questione è così semplice che potrebbe offendere il tuo intelletto. La sola cosa che devi fare è guarire te stesso, scegliere la pace in ogni momento. Ci troviamo su questa Terra per essere esempi di entità illuminate ed essere illuminati non è più un mistero. Un tempo era un enorme enigma. Potevamo leggere libri che parlavano di persone che irradiavano luce dalla corona sulle loro teste ed erano in grado di fare cose grandiose. Ma tutta la magia del mondo è irrilevante se non hai prima guarito te stesso.
Che cosa succede alla terra se ognuno di noi impara ad essere impeccabilmente felice già in quesa vita? Sai che la tua gioia si irradierà nella coscienza collettiva attraverso il mare telepatico e toccherà ogni molecola che esiste su questo pianeta? Penetrerà in ogni cellula cerebrale di ogni essere umano incarnato perché tu sei parte del mare telepatico di questo pianeta. Una volta che hai imparato a divertirti, il gioco è fatto. Quando sai ridere e giocare in ogni momento, ti diplomerai e ti guarderai indietro per chiederti qual’era il senso di tutta quella roba esoterica di cui tutti parlavano. Troverai il resto dell’eternità enormemente gioioso.
La tua intera divinità e l’accogliere la luce dentro di te è qualcosa che ha semplicemente a che fare con l’imparare ad essere felici. Riconosci dentro di te che accetterai la gioia perché non è qualcosa che puoi imparare o guadagnarti. Ne hai diritto, chiedila!
La felicità è una decisione che viene presa dall’interno dell’individuo. Quando decidi di vivere nella gioia, prenderai in mano le tue redini e comincerai a trasformamre la coscienza collettiva su vasta scala. La salvezza è sempre stata la quintessenza della semplicità. Quando ridi, giochi, alzi il gomito, parli con gli alberi, fai lo scemo, fai l’amore, guardi il tramonto, fai il bagno di schiuma e vai a ballare, come Pollicino, un milione di altre anime vorranno seguirti per tornare a casa.